TESI SUI GRUPPI COMUNISTI

(proposte dalla sezione socialista torinese)*

1. Il partito comunista è l’organizzazione di combattimento e di educazione politica che la classe operaia si crea nel periodo precedente alla conquista del potere politico e alla costruzione dello Stato proletario. Per essere in grado di risolvere i gravissimi problemi pratici posti dalla rivoluzione e dall’avvento del proletariato a classe dirigente. Il partito comunista si distingue dai partiti socialisti, come si vennero costituendo nel periodo della Seconda Internazionale, oltre che per i fini e i mezzi della lotta, anche per la forma dell’organizzazione.

2. La forma dei partiti socialisti era l’assemblea generale dei soci di tutta la città. In ciò i partiti socialisti non si differenziano per nulla da tutti gli altri partiti politici nati sul terreno della democrazia borghese col fine di conquistare la maggioranza nella Camera dei deputati e nei consigli locali (municipi e province), cioè nelle assemblee popolari dello Stato borghese, elette secondo circoscrizioni territoriali.

3. Il partito comunista è il partito della classe operaia rivoluzionaria che tende a imporre la sua dittatura, che tende a costruire il suo Stato. A differenza dello Stato borghese, lo Stato operaio non si fonda su circoscrizioni territoriali, arbitrarie, aventi origini burocratiche, militari, dialettali, religiose – ma si fonda sulle formazioni organiche della produzione economica: le fabbriche, i cantieri, gli arsenali, le aziende agricole, le stazioni ferroviarie, gli uffici, i sindacati professionali. Ciò avviene perché lo Stato operaio nasce affermando la sua transitorietà e la sua organica dissoluzione: il periodo delle dittature proletarie e degli Stati operai è il periodo in cui l’apparecchio di produzione e di scambio nazionale e internazionale viene organizzato in modo da sopprimere il libero commercio, la proprietà privata e le classi sociali, nate sulla proprietà privata, e quindi in modo da sostituire i rapporti politici di classe coi rapporti economici di produzione e di scambio: lo Stato operaio è proprio del periodo che prepara la Società senza classi e quindi senza Stato e senza gerarchie, nella quale tutti i cittadini siano interdipendenti come produttori e siano ugualmente proprietari della ricchezza globale.

4. La cellula costituzionale del partito comunista non può essere più l’assemblea urbana dei soci, ma il gruppo comunista di fabbrica, di ufficio, di sindacato. L’attività dei militanti non deve più limitarsi a votare nelle assemblee sezionali e riunirsi periodicamente a seconda delle necessità interne della sezione: essa deve esplicarsi quotidianamente in una incessante opera di propaganda e di organizzazione nel posto di lavoro. Il gruppo comunista nasce quindi come una vera e propria sezione del partito, col suo comitato direttivo, con tutte le responsabilità e i doveri che incombono a una sezione del partito comunista. Ma esso non è e non può essere una cellula indipendente: il gruppo comunista rappresenta nella fabbrica e nel sindacato non gli interessi ristretti della professione o dell’industria della fabbrica e del sindacato, ma rappresenta gli interessi di tutta la classe operaia nazionale e internazionale. Perciò il gruppo comunista è tenuto alla più rigida disciplina verso i deliberati dei congressi nazionali e internazionali, interpretati dal Comitato centrale della Terza Internazionale, dalla direzione del partito e dalla commissione esecutiva della sezione urbana.

5. Il gruppo comunista viene costituito dagli iscritti alla sezione che lavorano in una determinata fabbrica o ufficio o sono organizzati in un determinato sindacato professionale. Vengono aggregati al gruppo gli iscritti ai circoli e ai fasci giovanili, che seguono le stesse direttive e accettano la disciplina del partito e della Terza Internazionale. Il gruppo dovrà essere incaricato del lavoro di proselitismo e di accettazione dei nuovi candidati al partito, con le cautele e la prudenza che domandano a tal uopo il carattere del partito e la sua disciplina rigorosa.

6. A differenza della sezione urbana, che lotta e polemizza coi partiti politici borghesi e piccolo borghesi, il gruppo comunista si troverà a contatto con partiti e correnti politiche proprie della classe operaia. Oggi queste correnti sono tre:gli anarchici e i sindacalisti-anarchici, i socialdemocratici, i popolari. La tattica da seguire con questi partiti nella fabbrica non è certo quella che il partito comunista segue verso i partiti politici borghesi e piccolo borghesi. Tra gli operai, a qualunque tendenza essi appartengono, a meno che non si tratti di guardie regie travestite e di agenti provocatori, devono regnare rapporti di cordialità e di tolleranza. Ciò non significa che il gruppo comunista debba piegare neppure un lembo della sua bandiera marxista, ma il gruppo comunista deve procedere con la propaganda e la persuasione, col fine di assorbire tutti gli operai onesti, che hanno acquistato una coscienza esatta dei fini della classe operaia e dei grandi sacrifizi che essi domandano per essere conseguiti.

7. Il fine immediato dei gruppi comunisti si riassume in questi punti: conquistare il consiglio di fabbrica e il consiglio direttivo delle leghe e della Camera del lavoro al programma e alla tattica della Terza Internazionale; svolgere nella fabbrica quell’opera di propaganda e di organizzazione che si ritiene indispensabile per assicurare il trionfo rapido della rivoluzione e la stabilità dello Stato operaio che sarà l’espressione della rivoluzione vittoriosa.

* Federazione giovanile socialista italiana – Comitato regionale piemontese di propaganda, “Resoconto del congresso regionale piemontese”, Torino, 30-31 ottobre, 1 novembre 1920, Torino,
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